Seduti sul divano, poi l’orrore, il piccolo doveva chiamarsi Samuele

I soccorritori però ancora non hanno ritrovato Calogero e Giuseppe Carmina

Al momento del tragico scoppio si trovavano seduti sul divano. D’un tratto sarebbe andata via la luce, poi la deflagrazione. I soccorritori li hanno trovati coperti di calcinacci. Selene Pagliarello, suo marito Giuseppe Carmina, il suo suocero Angelo, la suocera Enza Zagarrio. Selene portava in grembo il piccolo Samuele. Così le macerie di Ravanusa restituiscono i corpi della famiglia diventata emblema della grave tragedia.

I soccorritori però ancora non hanno ritrovato Calogero e Giuseppe Carmina, padre e figlio. Sono loro gli ultimi due dispersi che per tutti sono già l’ottava e la nona vittima dell’esplosione.

Selene, Giuseppe, Angelo ed Enza li hanno trovati sotto una montagna di pietre, cemento e tondini di ferro dopo aver bucato il solaio del quarto piano ed essere ‘entrati’ tra le macerie di quello che era il terzo.

Su Selene “sarebbero bastati cinque minuti – dice scuotendo la testa il comandante dei vigili del fuoco di Agrigento, Giuseppe Merendino – e si sarebbe salvata”.

“Abbiamo sperato fino all’ultimo momento, non perché gli altri non fossero importanti ma questa ragazza è diventata un po’ la figlia di tutti e purtroppo la cosa è andata male”, ammette il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa. Quando l’hanno tirata fuori, il silenzio della mattina è stato rotto dal pianto della mamma. Nascosta dietro un camion dei vigili del fuoco, prima che la portassero lontano da quell’orrore, le urla di disperazione della donna hanno messo a dura prova anche la resistenza dei vigili del fuoco, uomini che nella vita ne hanno viste di tragedie e disastri. “Non voglio più vivere, non voglio, lasciate morire anche me”.

Si doveva chiamare Samuele il bimbo che portava in grembo Selene. “Non la conoscevo personalmente, abitavano a Campobello e io sono qui da due anni – dice don Filippo Barbera – Certo, è una vita stroncata sul nascere, Selene doveva partorire tra pochi giorni il piccolo Samuele: è una famiglia annientata. Dobbiamo continuare a pregare e a sperare”.

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