Blitz Palermo, 8 arresti nella famiglia di Pagliarelli

Scatta a Palermo l'operazione Brevis II

I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito 8 provvedimenti di custodia cautelare in carcere e 1 provvedimento cautelare reale. L’indagine è della Dda di Palermo. Le ipotesi di reato sono a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione. Contestato anche il trasferimento fraudolento di beni e valori, tutte aggravate dal metodo mafioso.

L’indagine è stata eseguita dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo ed è un’altra fase di un’articolata manovra contro il mandamento mafioso palermitano di Pagliarelli. Alcuni degli elementi indiziari raccolti nel corso delle indagini erano scaturiti nell’ambito dell’indagine “Brevis” che aveva consentito di arrestare il presunto nuovo vertice del mandamento, già arrestato a dicembre 2018 nell’operazione “Cupola 2.0”.

Ricostruita una vicenda che sarebbe particolarmente indicativa del controllo di ‘Cosa Nostra’ mediante la risoluzione diretta di controversie tra privati. La controversia si sarebbe conclusa con l’intervento in prima persona del presunto reggente del mandamento di Pagliarelli. Quest’ultimo sarebbe riuscito a entrare in possesso di una lussuosa villa con piscina in area rurale del Comune di Palermo. L’immobile, sequestrato, sarebbe adibito ad abitazione principale del capo mandamento e della sua famiglia ma formalmente intestato al legittimo proprietario.

I Carabinieri hanno ricostruito una presunta associazione finalizzata al traffico illecito di droga. La droga veniva redistribuita in varie parti di Palermo.

L’associazione, con al vertice il presunto reggente del mandamento di Pagliarelli, secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe contato su un continuo afflusso di stupefacente garantito dalla rete criminale di rifornimento intessuta con altri sodali palermitani. Questi differenziavano gli interlocutori criminali di riferimento a seconda del tipo di stupefacente di volta in volta richiesti. Il vertice sarebbe stato occupato da Giuseppe Calvaruso, arrestato nei mesi scorsi e ora raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere.

I NOMI DEI FERMATI

Oltre a Calvaruso l’ordinanza in carcere raggiunge Giovanni Caruso, Angelo Costa, Francesco Duecento, Gianluca Carrotta, Giuseppe Bifano, Ciro Casino e Domenico Pangallo.

Il presunto promotore dell’associazione finalizzata al narcotraffico, destinatario e materiale gestore delle somme derivanti dallo smercio della droga, sarebbe stato individuato dal capo del mandamento mafioso palermitano di Pagliarelli quale soggetto deputato alla gestione della cassa dell’associazione mafiosa oggetto delle indagini, destinata a raccogliere il denaro necessario al mantenimento dei familiari dei consociati detenuti. La riscontrata coincidenza tra il denaro raccolto dal traffico di stupefacenti e la somma destinata ai presunti consociati ristretti ha consentito di inquadrare nel provvedimento cautelare la predetta attività delittuosa in un disegno criminale più ampio e finalizzato a garantire la sussistenza stessa dell’organizzazione mafiosa.

Nel corso dell’attività erano già state arrestate in flagranza di reato 3 persone ed è stato deferito in stato di libertà un altro soggetto, nonché sequestrati circa 70 kg di stupefacente e circa 20.000 euro in contanti.

L’odierna operazione, frutto di una complessa indagine coordinata dalla D.D.A. della Procura di Palermo, ha un importante valore strategico. Consentirebbe di delineare come sia effettivamente ‘Cosa Nostra’ a garantire l’afflusso costante di stupefacenti nel capoluogo siciliano. È solo grazie a questo imponente import criminale che poi lo stupefacente affluirebbe alle varie piazze di spaccio di Palermo, in relazioni alle quali i Carabinieri di Palermo hanno eseguito ben 112 arresti in soli 35 giorni, in esecuzione di diversi provvedimenti cautelari, riguardanti sette presunte vaste aree di spaccio cittadine.

Si ritiene, in base ai gravi indizi sin qui raccolti in più procedimenti, che l’attività di vendita al dettaglio di stupefacenti sia considerata da ‘Cosa Nostra’ anche un vero e proprio ammortizzatore sociale da ‘concedere’ alle fasce sociali delle aree cittadine più critiche, in una chiara ottica di marketing criminale volto al proselitismo mafioso. Nei confronti di gruppi criminali o di interi nuclei familiari, pur venendo tollerata l’assai remunerativa gestione delle numerose piazze di spaccio cittadine (anche al fine di garantire un’offerta costante che sostenga la domanda elevata di stupefacenti), l’organizzazione mafiosa mantiene però sempre il ferreo controllo del più lucroso flusso di approvvigionamento di stupefacente sull’isola.

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