Fiumi di coca e 30 arresti tra Partinico, Valle Jato e Trapanese, mistero sui nomi /VIDEO

Questa mattina è scattato il blitz antidroga, denominato Mirò, dalla Polizia del Commissariato partinicese. Un'indagine che coinvolge anche i paesi limitrofi di Balestrate, Trappeto, Camporeale, San Cipirello e il Trapanese

Partinico la centrale dello spaccio dei Comuni dell’hinterland. Sono 30 le misure cautelari eseguite questa notte tra Partinico, San Cipirello, Trappeto, Balestrate, Camporeale e altri comuni della provincia di Trapani. La città in provincia di Palermo era diventata ormai il punto di riferimento per l’approvvigionamento della sostanza stupefacente.

Operazione antidroga Mirò a Partinico e dintorni

Questa mattina è scattato il blitz antidroga, denominato Mirò, dalla Polizia del Commissariato partinicese. Un’indagine che coinvolge anche i paesi limitrofi di Balestrate, Trappeto, Camporeale, San Cipirello, nonché del trapanese come Alcamo, Castellammare del Golfo, Santa Ninfa, Gibellina, Mazara del Vallo. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dai sostituti Giorgia Spiri ed Enrico Bologna.

Chi sono gli arrestati del blitz

È stata la madre di un ragazzo finito nel tunnel della droga a far scattare le indagini che hanno portato al fermo di decine d’indagati. In carcere undici persone, mentre quindici sono finite agli arresti domiciliari. Per altri quattro indagati è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Una rete enorme di spaccio di sostanza stupefacente

L’intensità di traffici, la sussistenza di modalità organizzative di svolgimento dell’attività criminale – spiegano dalla Questura – la numerosissima clientela acquisita e nel tempo fidelizzata, l’estesa dimensione territoriale dell’attività di spaccio, il rilevante volume di affari, la pluralità di canali di approvvigionamento della droga, il ricorso anche a modalità violente per il recupero dei crediti e, non ultima, la completa indifferenza alle operazioni di polizia giudiziaria rappresentano le caratteristiche principali che hanno impregnato la malavita partinicese nell’ambito dello spaccio al dettaglio e non solo.

I nomi degli arrestati non vengono forniti

“Siamo di fronte a una indagine che – dice il questore di Palermo, Leopoldo Laricchia in conferenza stampa – svela un dedalo di spacciatori, galoppini, anche tra gente che spacciava anche durante la propria vita quotidiana, utilizzando in alcuni casi una nipotina di 10 anni”. La “rete” è capeggiata da due soggetti, entrambi pregiudicati. Di cui di questi “è il nonno che, mentre accompagnava la nipotina di 9 anni in piscina, contestualmente – rivela Laricchia – ne approfittava per spacciare la cocaina”. Non solo: utilizzava la piccola anche per il conteggio del denaro riscosso. “Una volta la bimba – ha riferito il questore – vedendo un film in tv ha detto al nonno: ma fanno quello che facciamo noi, che imbottiamo le persone di droga”. La Questura non ha diffuso le generalità dei destinatari delle misure: “Su disposizione della Procura della Repubblica – ha spiegato il questore Laricchia – non possiamo dare i nomi”. Non è dato, al momento, conoscere la motivazione.

Le indagini dopo la denuncia di una madre

Quello che si sa è che le indagini hanno preso il via a gennaio 2019 grazie alla denuncia di una mamma coraggio che si è presentata in commissariato per chiedere aiuto per il figlio tossicodipendente. Da quel momento sono partite le indagini, le intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno fatto emergere questa rete di spaccio che si estende oltre che nella provincia di Palermo anche in diversi comuni del trapanese”. Lo ha rivelato Carlo Nicotri, dirigente del commissariato di polizia di Partinico, in provincia di Palermo, durante la conferenza stampa dell’operazione antidroga “Mirò”.

Le accuse agli indagati

I reati contestati sono spaccio di stupefacenti, tentata estorsione, rapina e furto. Dalle indagini non emergerebbero contatti con la mafia “tuttavia – aggiunge il questore – pur non emergendo al momento contatti operativi e organici non si può dire che cosa nostra sia all’oscuro. Tra gli 11 arresti uno risulta avere precedenti penali per 416 bis.


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