Il racconto della testimone, così Michele Mulè ha ucciso Benny Ferrara a Camporeale

Emergono nuovi particolari sull'omicidio di Benny Ferrara, 26 anni, freddato da Michele Mulè in piazza Marconi

Due colpi di pistola. Così è stato ucciso Benedetto Ferrara da Michele Mulè nella piazza di Camporeale. È sceso dall’auto dove c’era anche la fidanzata, ha sparato ed è tornato sull’auto dicendo alla giovane “Ora mi prendo le mie conseguenze”. Così la vicenda si chiude, con una giovane vita spezzata e una storia d’amore finita nel sangue.

Emergono nuovi particolari sull’omicidio di Benny Ferrara, 26 anni, freddato da Michele Mulè in piazza Marconi, a Camporeale, davanti a tanti testimoni.
Un insulto avrebbe scatenati l’ira di Mulè che non ha esitato a prendere la pistola e sparare. Un omicidio in diretta raccontato dalla ragazza al centro del contendere tra i due ragazzi, vittima e assassino.

I Carabinieri della Compagnia di Monreale hanno ricostruito le fasi dell’omicidio di Camporeale grazie alle sue dichiarazioni e di quelle di un amico, dopo che Benedetto Ferrara è stato ucciso con tre colpi di revolver calibro 38 dal suo ex amico Michele Mulè.

Il giovane ha fatto scena muta in sede di convalida dell’arresto, ha detto di essere ancora sconvolto e di non essere un mostro. Intanto il fermo è stato convalidato e resta in carcere.

La ragazza di Mulè ha fornito ai Carabinieri la ricostruzione di quanto avvenuto. “Assieme a una mia amica ho incontrato Benedetto in compagnia del suo amico Antonino Triolo – afferma la giovane -. Benedetto vedendomi sputava a terra; Triolo vedendo la scena, ha sorriso verso di noi”. Mulè ha quindi raggiunto la ragazza che gli ha raccontato quanto avvenuto. Così i due giovani fanno un giro del paese in auto.

“Michele mi ha invitato a lasciarlo stare, lo diceva in maniera tranquilla – prosegue il racconto -. Siamo ripassati davanti al bar del centro. In quella circostanza era presente Benedetto che ha urlato qualcosa al nostro indirizzo. Michele proseguiva in auto poco dopo la curva, dove arrestava la marcia del mezzo e scendeva dal veicolo aprendo la porta con violenza, sebbene io cercassi di trattenerlo avendo capito che stava andando a litigare. Poco prima aveva proferito la parola cornuto verso Benedetto”.

Secondo il racconto della giovane, Mulè è sceso dall’auto e si è diretto verso il bar. I due giovani si sono avvicinati. “Sentivo per due volte un rumore forte come di un petardo – aggiunge la giovane -. Vedevo Benedetto a terra e Michele salire in auto. Michele molto agitato mi diceva: ora ti vengo a lasciare. Ho chiesto a Michele: “ma cosa hai fatto?”, e lui mi ha risposto, “ora mi prendo le mie conseguenze”. Mi ha accompagnato a casa e mi chiesto se potevamo entrare perché aveva bisogno di prendere un bicchiere d’acqua. Dopo aver bevuto, l’ho visto al telefono una prima volta; poi anche in presenza mia e dei miei familiari ha chiamato qualcuno. Non ricordo cosa abbia riferito. Chiusa la chiamata mi ha detto, “stanno arrivando, poteva finire meglio, non doveva finire così”.

Arrivano i Carabinieri e Mulè si consegna poggiando l’arma sull’auto.
“La relazione con Benedetto era finita – ha raccontato la ragazza -, perché era molto geloso e mi controllava continuamente, spesso mi minacciava dicendo che avrebbe ammazzato mio padre ed altri miei familiari. Mi rivolgeva queste minacce – afferma – nel tentativo di farmi desistere dal proposito di lasciarlo, intenzione che avevo spesso manifestato. In alcune circostanze Benedetto mi ha anche picchiato provocandomi dei lividi”.