Caccia ai diavoli di Altofonte, la Procura di Palermo apre inchiesta

Altofonte si lecca le ferite dopo il tragico incendio che ancora non è del tutto spento dopo due giorni. Intanto la Procura di Palermo, come avevamo annunciato già ieri, ha ricevuto le prime “comunicazioni di notizie di reato”. Due le procure che indagano, quella del Capoluogo e di Trapani. Le indagini sono già iniziate.

Si parte da un punto fermo: la matrice dolosa degli incendi di Altofonte e della riserva dello Zingaro. Qui i Vigili del fuoco e la Forestale hanno rilevato più punti di fuoco. Anche il direttore della Protezione civile regionale Cocina ha confermato la regia criminale dei roghi. “Non basta più spegnere gli incendi – ha detto – , bisogna bloccare sul nascere l’azione dei piromani. Anche con ronde di pattugliamento e un’attività di intelligence messa in campo dalle forze investigative”. Per oggi Musumeci ha convocato la giunta regionale in seduta straordinaria per affrontare il problema degli incendi.

Obiettivo della Procura di Palermo è beccare i responsabili della tragedia che ha visto l’evacuazione di centinaia do persone e la scomparsa del bosco della Moarda. Il bosco è stato ridotto in cenere. Qui chi indaga ha confermato la presenza di almeno cinque inneschi partiti tutti allo stesso tempo. Chi ha dato fuoco conosce la zona e ha studiato bene la propria strategia criminale in una serata in cui soffiava un forte vento di scirocco.

Intanto ieri l’incendio si è fatto strada in direzione di Portella della Ginestra e Piana degli Albanesi, aree con intensa vegetazione. Il lavoro di Canadair, elicotteri, forestale, volontari è stato incessante.

“Appare chiaro a tutti – ha detto il sindaco di Altofonte, Angela De Luca – l’attentato che abbiamo subito, non sono servite bombe, armi ma hanno distrutto il nostro territorio. Domani dichiareremo lo stato di calamità, perché la montagna per noi era vita, ossigeno, acqua e per tanti lavoro. Un attentato che ci costerà carissimo dal punto di vista di risorse e di cuore”.

“Non possiamo ancora accettare nel 2020 queste azioni delinquenziali che mettono a repentaglio le attività agrituristiche e gli animali, come nel caso della zona di Argomesi, riducendo a questo punto i nostri boschi. Cerchiamo di non abbassare la guardia. Denunciamo se vediamo qualcosa di strano”, lo ha detto il sindaco di Piana degli Albanesi, Rosario Petta.

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