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Assalto al Lidl di viale Regione Siciliana, prima scintilla di una “bomba sociale”

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Si rischia una “bomba sociale”. I fatti avvenuti ieri a Palermo all’interno del punto vendita Lidl di viale Regione Siciliana sono un primo segnale. C’è chi non ce la fa più a tirare avanti, i soldi nei portafogli sono finiti.

Con l’avanzare dei giorni cresce il disagio sociale di chi, soprattutto nelle regioni del Sud, un lavoro lo aveva prima del decreto Io resto a casa ma in nero ed oggi si ritrova a dover razionare quei pochi spicci messi da parte.

Ieri a Palermo la prima scintilla. Erano almeno 20 le famiglia che si sono organizzate per eseguire un vero e proprio saccheggio del supermercato Lidl. Hanno caricato i carrelli di spesa e si sono diretti alle casse: “Non abbiamo soldi, non possiamo pagare”. Solo l’intervento di Polizia e Carabinieri ha scongiurato la riuscita del saccheggio.

Su Facebook è sorto anche un gruppo, come riporta La Sicilia, in cui le famiglie in difficoltà si starebbero organizzando per mettere in scena altra azioni eclatanti. Un vero e proprio allarme sociale.

È la deputata regionale del Movimento Cinque Stelle Jose Marano a scendere in campo tra i politici. Ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione, all’assessore regionale alla Famiglia e all’assessore delle politiche sociali per verificare se la Regione abbia già messo in campo un piano straordinario contro il disagio sociale.

“In questa delicata fase occorre pensare al presente ma anche al futuro prossimo perche’ la Sicilia rischia di uscire dall’emergenza sanitaria e di piombare in un’emergenza sociale senza precedenti”, ha detto la deputata.

La Sicilia detiene il record di famiglie in condizioni di povertà relativa, nel 2018 il 22,5%, e un alto tasso di disoccupazione, specie giovanile che si attesta al 41%.  “In tantissimi rischiano di perdere il posto di lavoro, molti altri non fattureranno nulla, altri ancora dovranno chiudere bottega per il fermo del circuito economico. Rischiamo di cadere in una crisi profonda se il governo regionale non predispone sin da adesso misure sociali forti e incisive”.

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