Terremoto giudiziario a Palermo, arrestati consiglieri, funzionari e imprenditori (VIDEO)

È stato il pentito di Belmonte Mezzagno a permettere di scoprire il comitato d’affari

Terremoto a Palermo all’interno del Palazzo di Città dove Guardia di Finanza e Carabinieri hanno arrestato i consiglieri comunali Sandro Terrani e Giovanni Lo Cascio. Fermati anche i due funzionari comunali Mario Li Castri e Giuseppe Monteleone. Indagati anche l’architetto Fabio Seminerio, l’imprenditore di Ribera Giovanni Lupo. Tutti sono finiti ai domiciliari. L’imprenditore di Alia Agostino Minnuto ha ricevuto l’ordine di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Le indagini coordinate dalla Procura di Palermo hanno permesso di scoprire un giro di corruzione e falso ideologico in atto pubblico. Questi i reati contestati a vario titolo.

È stato il pentito di Belmonte Mezzagno a permettere di scoprire il comitato d’affari tra consiglieri, funzionari e imprenditori. Bisconti, ex boss di Belmonte Mezzagno è stato arrestato il 4 dicembre 2018 ed ha iniziato a collaborare riferendo circostanze e dinamiche interne agli uffici tecnici comunali, con particolare riguardo agli interessi coltivati per anni da Li Castri, Seminerio e Monteleone.

Il comitato d’affari avrebbe spinto per il via libera alla costruzione di 350 alloggi in tre aree industriali dismesse.

Giovanni Lo Cascio, 50 anni, capogruppo del Pd, è il presidente della commissione Urbanistica del Comune; e Sandro Terrani, 51 anni, capogruppo di “Italia Viva”, membro della commissione Bilancio. Domiciliari anche per due funzionari comunali: Mario Li Castri, 54 anni, ex dirigente dell’Area Tecnica del Comune; e Giuseppe Monteleone, 59 anni, già dirigente dello Sportello Unico delle Attività produttive.

L’inchiesta riguarda i progetti di lottizzazione in tre aree industriali dismesse che si trovano a Palermo. I progetti erano finalizzati a edilizia sociale residenziale convenzionata ed erano stati avviati quattro anni fa dall’architetto Seminerio. L’uomo puntava ad ottenere una deroga del piano regolatore, ma era necessario il via libera del Consiglio comunale per l’attestazione del “pubblico interesse”.

Dell’istruttoria si occupò Li Castri, all’epoca capo dell’Area Tecnica del Comune, ma soprattutto ex socio di studio di Seminerio. Avrebbe dovuto astenersi, ma non lo fece. “Con Seminerio continuava a mantenere un’assidua frequentazione”, è adesso l’accusa. Le intercettazioni hanno poi svelato il resto, un vorticoso giro di favori: i costruttori Lupo e La Corte avrebbero promesso a Li Castri la direzione dei lavori per Seminerio. Ma c’era dell’altro in ballo. “Attorno a questa cosa ruotano da 1000 a 2000 voti”, diceva il costruttore Lupo a Seminerio.

I due consiglieri comunali finiti ai domiciliari avrebbero spinto in Consiglio per accelerare le pratiche e per l’approvazione delle tre proposte. I politici avrebbero ricevuto promesse e favori. A Lo Cascio sarebbe stato promesso uno sconto del 50 per cento sui lavori di ristrutturazione di un immobile comprato per la figlia; gli imprenditori gli avrebbero anche presentato un dirigente bancario per ottenere un mutuo a tasso agevolato per l’acquisto dell’immobile. Terrani avrebbe invece ricevuto dai costruttori Lupo e La Corte un incarico professionale per una sua amica.

A Li Casti viene contestata anche un’altra variante di favore di Biocasa, un suo provvedimento aumentò le unità abitative da 72 a 96. Pure in quel caso, il progetto era stato redatto dal suo ex socio Seminerio. I due costruttori finiti nell’inchiesta avevano grandi entrature al Comune: l’ex dirigente Monteleone avrebbe avallato l’ennesima variante a una concessione edilizia per portare il numero degli appartamenti da realizzare da 96 a 133. In cambio, Lupo gli avrebbe promesso 15 mila euro. E a un’amica del dirigente sarebbero arrivati diversi incarichi.