Usura e business a San Cipirello, si allarga l’inchiesta sui Sottile (VIDEO)

La Guardia di Finanza passa al setaccio conti e documenti per risalire al altri nomi

Possibile che nei prossimi giorni vengano inscritti nel registro degli indagati altri nomi

Si allarga l’inchiesta sui presunti prestiti a tassi di interesse fino al 520% che ha portato all’arresto di Santo Sottile (in carcere) e Alessandro Sottile (ai domiciliari).

Padre e figlio di San Cipirello sono stati fermati dalla Guardia di Finanza perché accusati di aver gestito un giro di usura in provincia di Palermo. Ora l’inchiesta, ancora agli albori, potrebbe coinvolgere altre persone.

Tra gli indagati, come riporta il Giornale di Sicilia, c’è la segretaria dell’azienda dei Sottile, nonché compagna di Alessandro Sottile, Agata Biondolillo. Il nome di atre due persone è stato iscritto nel registro degli indagati. Si tratta di persone che avrebbero procacciato i clienti ai presunti strozzini, selezionandoli tra commercianti e imprenditori sull’orlo del fallimento.

Secondo le Fiamme Gialle, i procacciatori dei Sottile sapevano bene quale attività svolgessero padre e figlio. È stato proprio grazie al loro operato che è aumentato vertiginosamente il giro di prestiti, dalla provincia a Palermo sarebbe stato un attimo.

Gli investigatori stanno sentendo le vittime dei prestiti a tassi stratosferici che sono almeno una ventina. Le fiamme gialle fino ad oggi hanno ricostruito un giro di affari stimabile in quasi cinque milioni di euro. Ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi e potrebbero spuntare altri indagati legati ai Sottile che al momento sono rimasti nell’ombra.

La Guardia di Finanza sta passando al setaccio conti e depositi dei Sottile che sarebbero stati utilizzati per concedere i prestiti e per incassare le rate.

Santo Sottile non è nuovo alle cronache giudiziarie. Una decina di anni fa venne sospettato di essere uno dei prestanome di Giovanni Brusca. L’ex boss sarebbe stato il reale proprietario di un’abitazione in via Pitrè intestato a Sottile.

Brusca, dopo il suo pentimento, avrebbe fatto di tutto per riprendersi la casa, arrivando a minacciare il suo favoreggiatore. Per questo Sottile venne sentito anche in aula e negò di avere ricevuto prestiti e soprattutto minacce da Brusca.

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