Falso olio extravergine in Sicilia, è allarme invasione

Ieri oltre due quintali di olio extravergine taroccato sono stati sequestrati al porto di Palermo. L’olio di scarsa qualità ma spacciato per extravergine di oliva stava per essere inviato negli Stati Uniti. Ma non solo, anche il miele siciliano è oggetto di truffe e alterazioni.

Si moltiplicano i sequestri inferti al commercio di prodotti agricoli illegali in Sicilia.

Il carico di olio fasullo è stata bloccato ieri al porto di Palermo dai funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli, che durante l’attività di verifica biochimica della merce hanno rilevato che l’olio, in realtà, era non commestibile e di qualità «lampante», cioè da destinare in raffineria per essere purificato.

Il miele non tracciato è stato invece scoperto lunedì scorso dai carabinieri del Nas di Catania, durante l’attività di ispezione nell’area di Zafferana Etnea: il prodotto confiscato era semilavorato, senza alcuna indicazione sull’origine e la provenienza, in violazione della procedura di rintracciabilità commerciale obbligatoria dal 2005.

L’esito dei controlli, sottolinea il presidente regionale di Coldiretti, Franceso Ferreri, plaudendo ai due sequestri, «dimostra quanto siano frequenti le attività illecite in questo settore. Il miele e l’olio d’oliva sono due prodotti che connotano la nostra Isola e spacciare per siciliano ciò che non è rappresenta un danno all’economia e ai produttori».

Quello che desta più preoccupazione tra i consumatori è l’olio extravergine taroccato.

Secondo un’elaborazione diffusa ieri da Unaprol, l’Unione nazionale dei produttori olivicoli, negli ultimi dieci anni il commercio dell’olio d’oliva falso o irregolare è cresciuto oltre l’87, mentre nell’Isola, spiega al Giornale di Sicilia Mario Terrasini, coordinatore regionale del consorzio olivicolo, «il falso extravergine rappresenta almeno il 20% del mercato illegale scoperto in Italia. Un fardello per tutti i produttori onesti, che quest’anno peserà più del solito, visto che la raccolta delle olive non è andata a gonfie vele, con una riduzione del 50% sulla media annuale siciliana».


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