Home Ambiente In Sicilia spunta il “granchio fantasma” ed è invasione di meduse

In Sicilia spunta il “granchio fantasma” ed è invasione di meduse

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Anche in Sicilia arriva il granchio fantasma e le ragioni sono da ricondurre alla sempre alla «tropicalizzazione del Mediterraneo». Sulle coste siciliane l’acqua è sempre più calda e aumenta la presenza di specie strane di pesci e crostacei.

Sulla spiaggia di Triscina di Selinunte, l’ultimo ritrovamento è del granchio fantasma, le cui numerose tane sono state avvistate da bagnanti e pescatori. «Quest’estate la presenza si è incrementata rispetto agli scorsi anni – spiega al Giornale di Sicilia il biologo Antonino Barbera – il proliferare di buchi-tane dimostrano un aumento della popolazione».

Il granchio fantasma è un crostaceo che osservarlo non è proprio così semplice, visto le sue abitudini notturne. Di giorno scava buchi nella sabbia e poi, al tramonto, esce per cacciare, vivendo nella notte. Un granchio diverso dai normalissimi crostacei del Mediterraneo, pronti a nascondersi sotto la sabbia, nel giro di qualche secondo. Il granchio fantasma, invece, è in grado di mettere in scena tecniche di camuffamento davvero uniche, cambiando il proprio colore durante i diversi momenti della giornata. Al mattino appare più chiaro e luminoso mentre alla sera il colore vira sui toni del nero.

Quest’anno tanti bagnanti, sulla spiaggia di Triscina, si sono chiesti cosa erano quei numerosi buchi sul bagnasciuga, scavati con perfezione. Sono le tane dove si nascondono i granchi fantasma.

Era già presente in due aree del Mediterraneo e, negli ultimi anni, è stato avvistato in crescente numero anche in Sicilia» spiega Franco Andaloro, ecologo e direttore per la Sicilia della Stazione zoologica «Anton Dohrn» di Napoli, che sull’isola conta quattro sedi (Palermo, Messina, Milazzo e Siracusa). «Si nutre prevalentemente di animali spiaggiati – spiega ancora Andaloro – ma a Cipro, dove è stato studiato, l’aumento dei granchi in zone balneari-turistiche viene connesso proprio alla presenza di turisti che lasciano tracce di cibo, di cui poi si nutre».

L’unico rischio di questo predatore è che va ghiotto di uova e piccole tartarughe. E, spesso, le spiagge dove vive sono le stesse che scelgono le Caretta-caretta per nidificare: «Ecco perché, nel caso in cui sono avvistati nidi di tartarughe, bisognerà vigilare 24 ore su 24»consiglia Andaloro. Per il resto è innocuo per l’uomo, al quale è vietato, altresì, ucciderlo. «Chi lo fa commette un reato – spiega Andaloro – perché è una specie protetta, inserita nell’Appendice II della Convenzione di Berna e nell’allegato II della Convenzione di Barcellona».

Il Mediterraneo è, dunque, in pieno cambiamento. Durante l’estate appena trascorsa i bagnanti lungo la costa sud della Sicilia hanno dovuto fare i conti anche con la presenza massiccia di meduse sotto costa.

Un aumento vertiginoso delle quantità se si pensa che in soli 6 anni, secondo i dati raccolti dal progetto «Occhio alla Medusa» di MareVivo e confermati da studi del Cnr, dal 2009 al 2015 gli avvistamenti delle meduse sono aumentati di dieci volte tanto rispetto al passato, con un picco specifico e di rilievo del 2013.

Ma nei mari italiani c’è un’altra minaccia che incombe, ed è quella delle ondate di calore in profondità: nel mar Ionio e nella parte sud ovest del bacino, queste fanno aumentare la temperatura fino a due gradi rispetto alla media, mettendo in pericolo le specie, soprattutto coralli e spugne.

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