La mobilità a quattro ruote continua a cambiare in Europa, puntando sempre di più su motorizzazioni elettrificate. La spinta aquesta transizione, che modificherà in maniera radicale il mercato e il tessuto industriale automotive, arriva principalmente dalle restrizioni imposte dai governi più che da una reale esigenza degli automobilisti nonostante una crescente attenzione ambientale.

I numeri però parlano chiaro e indicano che il cambiamento è già in atto. Se da una parte da qui al 2023 i profitti lordi dei produttori di auto potrebbero ridursi di 60 miliardi di dollari, secondo uno studio AlixPartners, dall’altra la spesa destinata dalle case automobilistiche per l’elettrificazione della loro gamma raggiungerà la cifra di 297 miliardi di dollari al 2023.

Passando alle immatricolazioni in Europa e nei paesi Efta, come riportato dal Centro Studi Fleet&Mobility su dati Anfia/Acea, le auto elettriche sono cresciute nel primo trimestre 2019 dell’88% rispetto allo stesso periodo dodici mesi prima. E in Italia, sulla base di numeri comunque esigui nel cumulato dei sei mesi sulle elettriche pure, le cosiddette Bev, la crescita è stata del 120% e nel mese di giugno addirittura del 225%.

In rialzo a giugno (+18,3%) anche le ibride (in tutte le declinazioni: leggero, tradizionale e ricaricabile) che nei primi sei mesi registrano un progresso del 30,2per cento. Nonostante un tasso di crescita crescita degna del boom economico, le auto a zero emissioni restano in Europa una nicchia del mercato con un 2% complessivo sul totale delle nuove immatricolazioni.

L’unica nazione dove il rifornimento alle colonnine sta superando quello dal classico benzinaio è la Norvegia, con una crescita del 92% e una quota di mercato pari al 49%; in pratica quasi una vettura nuova su due è elettrica. Il motivo è però legato ad una precisa politica di incentivi sulle auto a zero emissioni e relativa tassazione dei veicoli con solo motore a scoppio, nonostante sia il primo produttore di petrolio in Europa e il terzo esporta-
tore al mondo.

I modelli Bev crescono anche in Germania del 75% rispetto al 2018 (con una quota del 2%) e, in misura minore, anche in Francia, Regno Unito, Olanda e Svezia. In Italia la quota invece è dello 0,2%, in crescita del +28% rispetto a 12 mesi fa.

Il motivo della scarsa espansione – come sottolinea Pierluigi del Viscovo del Centro Studi Fleet&Mobility, «è legato alle scelte dei cittadini. Le vetture solo a batteria presentano inconvenienti di utilizzo evidenti, legati al tempo di ricarica e alla indisponibilità di colonnine. A fronte di queste complicazioni gli automobilisti non vedono quale sia il vantaggio ad avere un’auto elettrica. Inoltre, dobbiamo considerare che i blocchi alla circolazione spingono ad acquistare le vetture ibride, che coniugano l’immagine ambientalista a una sostanza di impiego normale, grazie al motore termico
e al serbatoio di carburante». Questo si riflette anche sul composizione del parco elettrificato. «A livello europeo, – sottolinea del Viscovo – per ogni auto elettrica venduta se ne immatricolano tre ibride. In Italia questo rapporto è di una a 13. Peril momento, la classificazione delle vetture ibride che il consumatore riesce a fare è se hanno la ricarica alla spina oppure si li mitano a recuperare l’energia cinetica. Le prime, cosiddette plug-in, sono molto più cool, ma destinate a un pubblico più ridotto, soprattutto per il costo ancora molto elevato. Comunque è probabile che la propulsione ibrida, specialmente quella non plug-in, crescerà ancora fino ad occupare una quota significativa delle vendite, concentrata sulle utilitarie». (fonte il Sole 24 ore)

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