Enoturismo, è boom in Sicilia di turismo sulle strade del vino

Vino e mare si confermano un binomio vincente

Quello dell’enoturismo siciliano rappresenta un tra i settori dalla maggiore crescita

L’Enoturismo d’estate sembra piacere ai siciliani. E decolla pure nell’isola il connubio vino-turismo.

Un segnale che in Sicilia aumentano i cultori del settore dell’enogastronomia e che il turismo sulle strade del vino può rappresentare una marcia in più, complice l’aumento della qualità delle produzioni di vino.

Vini da dessert ma anche bianchi raffinati e rossi robusti, la produzione vinicola della regione è varia come il suo territorio. Dalle zone collinari, a quelle vulcaniche, isole incluse, la viticoltura copre quasi 107 mila ettari, una superficie tra le più estese in Italia.

Quello dell’enoturismo siciliano rappresenta un tra i settori dalla maggiore crescita. Già un paio di anni fa i numeri hanno riconosciuto l’impatto del turismo enogastronomico sul turismo regionale. Quest’anno, il Primo Rapporto sul Enoturismo Italiano vede la Sicilia sul podio tra le migliori destinazioni italiane da visitare per un viaggio enogastronomia. Così gli Agriturismo nascono come i funghi e gli affari sembrano a dare a gonfie vele. 

La Sicilia enologica è, quindi, il trend del 2018 e del 2019. Solo per fare un esempio, tra i vini siciliani più noti, anche a livello internazionale, vi sono senz’altro quelli dolci: il Marsala, un vino liquoroso dalle radici antiche, prodotto a Marsala, da cui prende il nome, e in tutto il trapanese, e lo Zibibbo ma anche il Passito di Pantelleria. Ma i vitigni principali spaziano in zone vinicole estese: il Trapanese, Vittoria, l’Etna dal terroir inconfondibile, il Siracusano, Lipari, Pantelleria.

I vini imperdibili sono tanti: Cerasuolo di Vittoria, Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Malvasia delle Lipari, Alcamo Bianco e le infinite varietà di Grillo. E ai vini si uniscono tanti prodotti agroalimentari da non perdere, pensate solo al Cappero di Pantelleria IGP e al Pomodoro di Pachino IGP. Ma la lista sarebbe lunghissima.

Vino e mare d’altronde si confermano un binomio vincente. In Italia quasi una delle aree viticole più vocate (Dop) su tre si affaccia sul mare. E l’export dei vini bianchi fermi sta crescendo più velocemente dei rossi (+47% contro il +35% dal 2010 al 2018) e i vigneti con finestre sul mare sono quelli che registrano le migliori performance. È il quadro di sintesi, tracciato dal responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini.

Secondo l’analisi, il 31% delle 408 Dop della Penisola vanta areali con sbocco sul mare, con Marche, Liguria, Sardegna, e soprattutto la Sicilia che presentano una percentuale marittima delle loro denominazioni oltre il 75%. Un’incidenza singolare tra i principali Paesi produttori, destinata a crescere se si tiene in considerazione che – fatta eccezione per il Prosecco, che comunque in piccola parte si affaccia sulla costa – in Italia la produzione di vini marittimi è cresciuta negli ultimi anni del 45%, a fronte di un +13% degli altri vini.

E in tema c’è da annotare che il marchio Sicilia tira ovunque nel mondo. Ha avuto successo, per esempio, lo stand Sicilia al primo meeting nazionale organizzato dalla Federazione Nazionale Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori che si è svolto a Montepulciano, in provincia di Siena, dal 7 al 9 giugno. Numerosi gli appassionati, in particolare stranieri, che hanno mostrato di apprezzare i vini siciliani. Alto numero di presenze allo stand e successo dei prodotti siciliani che costituiscono un grande attrattore turistico e culturale, diventando una carta vincente per lo sviluppo di un settore in grande crescita, sia in Sicilia che nel resto d’Italia. (fonte Giornale di Sicilia).

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