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Tresca amorosa a Terrasini in Tribunale per estorsione: «Volevano 500€ per punirlo»

Ora Michele, la presunta vittima, sarà parte civile

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Volevano 500 euro per punirlo e per «andare a mangiare e a divertirsi alle sue spalle, a San Vito lo Capo». Una seria di altri episodi, sfociati poi nel procedimento giudiziario

Ci sono nuovi particolare sulla «storia di presunte corna ed estorsioni» di Terrasini. La storia che sta appassionando mezza Sicilia che vede coinvolte due coppie di coniugi che saranno processati a Palermo  a gennaio 2020 con l’accusa di estorsione. Una storia complessa quella ricostruita sulle pagine del Giornale di Sicilia ma allo stesso tempo curiosa. 

Michele, marito di Antonina e 66 anni, si «invaghisce» di Rosa, 37 anni, sposata con Antonino. Tra i due ci sarebbe una tresca fatta di messaggini sullo smartphone. Nella storia entra Vincenzo, sposato con Calogera. Anche l’uomo sembra sostenere una relazione con Rosa. Michele, il primo presunto amante, inizia così ad ingelosirsi e invia una lettera anonima a Vincenzo e informa i rispettivi coniugi del presunto tradimento. E’ la vicenda che fa scoppiare una seria di altri episodi, sfociati poi nel procedimento giudiziario ma gli imputati, assistiti dall’avvocato Daniele Giglio, negano di avere commesso reati.

Come riporta il quotidiano siciliano, volevano 500 euro per punirlo e per «andare a mangiare e a divertirsi alle sue spalle, a San Vito lo Capo», più altri 1000 per la sofferenza patita, a cui si aggiunsero 200 mila euro complessivi, per la crisi coniugale da lui provocata. E poi altri 500 dovevano darli a un carabiniere che li avrebbe aiutati, estrapolando le impronte digitali dalle lettere anonime e incastrando l’autore. Che poi era proprio lui: Michele, la «vittima» dei ricatti incrociati di Terrasini.

Ora Michele sarà parte civile, con gli avvocati Valentina Castellucci e Mauro Torti. Dopo avere spedito gli annunci anonimi, Michele si era pentito.  Rosa così andò a parlarne con Vincenzo. Per difendersi, il pescatore aveva così messo in mezzo pure un prete, che aveva cercato di risolvere bonariamente la questione. Senza però riuscirci. «Volevano 500 euro a titolo di pagamento spese per un non meglio indicato investigatore di Palermo – aveva raccontato Michele ai carabinieri di Terrasini – assunto per scoprire chi avesse inviato le missive anonime. Altri 500 da consegnare a un carabiniere che lavora a Carini, che Vincenzo indicava come cognato del fratello… Più altri mille euro a titolo di risarcimento per il danno morale». Le due coppie «avrebbero utilizzato i miei soldi per cenare assieme e divertirsi e dimenticare la vicenda».

Inizialmente Michele aveva pagato 500 euro a Vincenzo, anche se sosteneva di non avere soldi e di essere costretto a farseli prestare. Poi però si era fatto avanti pure Antonio, il marito di Rosa, che voleva conto e ragione delle avance fatte dal pescatore alla moglie e gli aveva chiesto un altro risarcimento: duemila euro. Lui a quel punto aveva cominciato a registrare le conversazioni col cellulare. E non solo: pure Rosa a quel punto aveva riferito ad Antonina, moglie di Michele, delle avance.

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1 Commento
  1. Fio' dice

    Io non riesco a mettere a posto i tasselli.
    Nemmanco me ne frega.
    Ma basta, non pubblicate piu’ sta cosa pietosa!

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