Partinico, a giudizio il gioielliere che sparò ai rapinatori dentro casa

PARTINICO – Il giudice per le indagini preliminari ha deciso che il gioielliere che sparò ai rapinatori che irruppero dentro casa sua, seminando il panico, dovrà essere processato. L’anziano, 87 anni, ritiene di aver sparato per legittima difesa contro quella banda di rapinatori che aveva appena assaltato con violenza la sua abitazione, malmenando e minacciando anche la moglie, la figlia ed il genero, con l’obiettivo di svaligiare poi la sua gioielleria.

Il bandito che rimase ferito ad un polso da un colpo di pistola e che lo ha denunciato, sostiene invece che quel giorno sarebbe stato lui ad aver rischiato di morire, reclamando anche centomila euro di danni. Il gup Walter Turturici ieri pomeriggio ha creduto al secondo, Mariano Parisi, già condannato per quel colpo e attualmente in carcere, e ha disposto il rinvio a giudizio per tentato omicidio di Francesco Cucchiara, noto imprenditore di Partinico. L’imputato – alla veneranda età di 87 anni – ad ottobre dovrà presentarsi davanti al tribunale per il processo.

Inizialmente il sostituto procuratore Renza Cescon aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo che l’anziano (difeso dall’avvocato Vincenzo Giambruno) avesse effettivamente sparato per proteggersi e non certo con l’intento di uccidere, ma il gip Fabrizio Molinari – accogliendo invece le tesi dell’avvocato di Parisi, Ivan Norrito – aveva disposto l’imputazione coatta: per il gip Cucchiara avrebbe sparato quando la banda di rapinatori era ormai fuori dalla sua abitazione, addirittura in macchina e pronta alla fuga. Il gioielliere – secondo il giudice – avrebbe dovuto solo chiamare le forze dell’ordine e non cercare di farsi giustizia da sé. Una lettura che ha convinto anche il gup.

L’assalto in casa Cucchiara era avvenuto il 20 novembre del 2013. Parisi e quattro complici, tutti travestiti da carabinieri e da finanzieri, bussarono all’alba con insistenza, sostenendo di dover fare una perquisizione. Appena entrati, però, dissero: «Il gioco è finito!» e si palesarono per quello che erano, tirando fuori le armi. La moglie del gioielliere, che all’epoca aveva 73 anni, venne spinta a terra e portata in un’altra stanza, il genero fu legato con delle fascette, mentre l’anziano imprenditore finse persino un malore per sottrarsi alla furia dei banditi. Intanto, uno dei rapinatori, puntando una pistola alla tempia della figlia di Cucchiara, le intimò di portarlo nella gioielleria. Fu chiarito alla banda che per raggiungere il negozio occorreva uscire dalla casa e passare necessariamente dalla strada. A quel punto il commando mollò tutto ed uscì.

L’imputato avrebbe quindi tirato fuori una pistola da un comodino e – secondo la Procura – convinto che i rapinatori si stessero dirigendo nella gioielleria, aperto il fuoco. Uno dei colpi raggiunse Parisi ad un polso (si fece poi curare con dei documenti falsi alla clinica Demma). Un altro proiettile, a dire del rapinatore, gli avrebbe sfiorato la testa e quasi non l’aveva ucciso. Secondo la sua difesa – e a questo punto anche secondo il gup – in quel momento la rapina era conclusa e i banditi erano già risaliti in macchina per andarsene: nulla potrebbe dunque giustificare la reazione dell’anziano.

L’imputato riferì subito che non aveva alcuna intenzione di uccidere quel giorno e la Procura aveva creduto alla sua versione: non poteva sapere infatti che i banditi sarebbero andati via e non a svaligiare il suo negozio. Adesso sarà il tribunale a processare il gioielliere e a stabilire – si spera in tempi brevi – se effettivamente quello contro Parisi fu un tentativo di omicidio.