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Definì “mafiosa” una famiglia incensurata di Monreale, condannati Giletti e la Rai

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Era stato accusato, assieme alla sua famiglia di appartenere a un’importante famiglia mafiosa di Monreale, quella dei Campanella. Un atto di accusa pesante quello del conduttore televisivo Massimo Giletti quando, durante la trasmissione televisiva L’Arena di Rai1, aveva parlato dell’operaio forestale di Pioppo, Giuseppe Campanella, licenziato in quanto condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Tuttavia la frase di Giletti tirava in ballo gli altri componenti del nucleo familiare, tutti incensurati. Questa l’origine della causa avviata da cinque familiari difesi dagli avvocati Salvino Caputo e Francesca Fucaloro. Le loro ragioni sono state accolte dal giudice della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, Fabrizio Lo Forte, che ha condannato in solido Massimo Giletti e la Rai a risarcire le persone offese con la somma di 55 mila euro, oltre gli interessi legali e le spese.

Nel corso della trasmissione “L’Arena” andata in onda il 3 aprile di tre anni fa, dedicata ai lavoratori forestali che in passato avevano riportato condanne, venne intervistato Giuseppe Campanella, operaio stagionale che il 23 febbraio 1999 aveva riportato una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel corso della trasmissione Giletti, riassumendo l’intervista, definì i Campanella «una famiglia importante nel mondo della mafia». Frase che non venne gradita ai familiari Giuseppa La Corte, Giovanna Trafficante, Luana, Giovanna e Caterina Campanella, le quali presentarono un esposto alla Procura di Roma per il reato di diffamazione e citarono in giudizio davanti il Tribunale civile di Palermo il conduttore Massimo Giletti e la Rai.

Per dimostrare la loro estraneità a ogni forma di collegamento alla mafia, presentarono i certificati penali attestanti la loro incensuratezza. Giletti il 15 maggio successivo si scusò con i Campanella nel corso di una nuova trasmissione, ma per il Tribunale di Palermo “tenuto conto del tempo trascorso, la rettifica non risulta idonea ad elidere del tutto le conseguenze dannose prodotte”. “Emerge chiaramente – scrive il giudice Lo Forte – come la notizia abbia avuto una certa eco nel territorio di Pioppo e nei paesi limitrofi, ingenerando nei compaesani il dubbio che anche i familiari di Giuseppe Campanella appartenessero al sodalizio criminale mafioso”.

Esprimono soddisfazione gli avvocati Caputo e Fucaloro: “Al di là dell’entità del risarcimento, la sentenza del Tribunale di Palermo rende giustizia ad un intero nucleo familiare definito mafioso per una scarsa informazione da parte del conduttore Giletti e per la mancata vigilanza da parte dell’azienda Rai. Esempio di una informazione priva di qualsiasi preventivo riscontro”.

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